Studio Dott. Giuseppe La Loggia

Cessione di azienda e diverso CCNL applicato: per il diritto agli scatti irrilevante l’anzianità pregressa


In caso di trasferimento di azienda, la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole, fermo restando i diritti acquisiti, l’inapplicabilità retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso e l’irrilevanza dell’anzianità pregressa presso la cedente (Corte di Cassazione, sentenza 09 dicembre 2019, n. 32070)


Una Corte di appello territoriale, confermando la decisione di primo grado, aveva respinto la domanda di un dirigente di azienda, con la quale questi, tra l’altro, richiedeva il ricalcolo della retribuzione di anzianità, commisurata all’intera anzianità maturata presso un dato ente pubblico, prima del passaggio alla società di diritto privato. La Corte aveva evidenziato che fosse stata comunque riconosciuta la retribuzione individuale di anzianità e ritenuto che ciò soddisfaceva la prescrizione del contratto collettivo volta a commisurare la retribuzione all’anzianità maturata, in quanto, pur risultando la successione tra l’ente pubblico e la società disciplinata dall’articolo 2112 c.c., non poteva aver luogo l’applicazione retroattiva della regola invocata dal ricorrente, poiché non vigente nel corso dei segmenti cronologici nei quali in astratto il diritto sarebbe maturato. Inoltre, se il passaggio di azienda non deve risolversi in un trattamento deteriore rispetto alla astratta progressione secondo le regole pregresse, ciò non comporta che esso debba rappresentare una condizione necessariamente migliorativa sulla base della pretesa applicazione del nuovo contratto su passate vicende del rapporto.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 38 del CCNL per i Dirigenti di Imprese Aderenti alla Confederazione Nazionale dei Servizi, da cui si dovrebbe dedurre come, al lavoratore, in seguito al passaggio dal datore di lavoro pubblico al nuovo datore di lavoro privato, sia garantita non solo continuità di impiego, ma pieno riconoscimento dell’anzianità maturata, computata in relazione all’intero periodo per cui il lavoratore ha prestato opera in qualità di dirigente, nel caso di specie, indipendentemente dal soggetto che gestiva l’attività.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. La Corte di merito, infatti, ha correttamente evidenziato come non sia consentita l’applicazione retroattiva della norma di contrattazione collettiva applicata dalla società cessionaria, disciplinante gli scatti di anzianità, e che la vicenda deve essere regolata dall’art. 2112, comma 3, del Codice civile, che prevede la sostituzione di un CCNL all’altro nella vicenda del trasferimento d’azienda.
Secondo consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, infatti, in caso di trasferimento di azienda (art. 2112, c.c.), la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 10614/2011); tale sostituzione, tuttavia, non può ovviamente comportare l’applicazione retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso, ma regolare il periodo successivo, fermo restando le garanzie ed i temperamenti previsti dalla norma codicistica.
Nello specifico, poi, occorre distinguere tra anzianità come fatto storico, che di per sé non genera diritti, e diritto che deriva solo a seguito di norme che considerano tale fatto storico quale presupposto di fatto per il suo riconoscimento. Così, non può ritenersi imposta dall’articolo 2112 del Codice civile la ricostruzione del trattamento scatti di anzianità, secondo la disciplina collettiva in essere presso il cessionario, in riferimento all’anzianità maturata in precedenza presso l’ente cedente.
In definitiva, il diritto agli scatti non è correlabile con l’anzianità già conseguita, appunto perché presso il datore di lavoro precedente non esisteva tale diritto e comporterebbe una applicazione retroattiva del nuovo trattamento contrattuale, non imposta né prevista dalla legge.

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